Nel 1934 a Euclid Beach sulle rive del Lago Erie, nella città di Cleveland nell'Ohio, fù rinvenuto il corpo decapitato di una donna, che fù soprannominato "La signora del Lago".
Le indagini della polizia non portarono ad identificare nè la vittima nè l'assassino, ma sarebbe stato l'inizio della storia del Macellaio di Cleveland.
OMICIDIO DI JOHN DOE
Veduta di Kingsbury Run a Cleveland
Il 23 settembre del 1935 due ragazzi di Kingsbury Run, nella città di Cleveland, erano appena usciti da scuola per tornare a casa quando, in prossimità di una discesa erbosa chiamata Jackass Hill, si sfidarono in una corsa per chi arrivasse prima, in cui vinse il sedicenne James Wagner.
Arrivati giù dalla collina, i due scorsero una macchia bianca dietro un cespuglio ed avvicinandosi ad esso scoprirono il corpo nudo di un uomo decapitato.
Subito dopo sopraggiunse la polizia che identificò il cadavere di un uomo bianco di giovane età, disteso sulla schiena con le braccia allineate al busto, a cui mancavano la testa ed i genitali.
Ma ad una decina di metri dal luogo del ritrovamento, i poliziotti scoprirono un altro cadavere appartenente ad un uomo anziano che, giaceva nella stessa posizione del primo ed era anch'esso privo di testa e genitali.
Poco più in là affioravano dal terreno alcune ciocche di capelli e vennero ritrovate le teste dei due corpi, mentre i genitali erano stati scagliati più lontano dall'assassino.
Nessuna traccia di sangue fù rinvenuta nè sui corpi nè in terra, cosa che fece presupporre ai detective che i corpi furono uccisi altrove e trasportati lì successivamente.
OMICIDIO DI EDWARD ANDRASSY
Edward Andrassy
Gli esami in laboratorio evidenziarono sul corpo, l'uso di una sostanza chimica utilizzata dall'assassino per cercare di conservare il corpo e dalle impronte digitali si risalì all'identità del defunto nel ventottenne Edward Andrassy, mentre il corpo del vecchio non fù identificato a causa dello stato avanzato di decomposizione e fù chiamato convenzionalmente dalla polizia come "John Doe".
Andrassy era schedato dalla polizia, in quanto era solito camminare armato ed aveva il vizio di bere, e viveva nei pressi di Kingsbury Run.
I medici trovarono profondi segni sui polsi, che indicavano che il soggetto aveva lottato fino allo stremo contro l'assassino, per poi essere decapitato da quest'ultimo con un coltello.
Vista la precisione del taglio, gli inquirenti capirono fin da subito che il killer fosse o un chirurgo od un macellaio, ed iniziarono a concentrare le indagini sugli ultimi istanti di vita di Andrassy.
Questi aveva trascorso la nottata a giocare d'azzardo ed a bere, mentre allo stesso tempo faceva da protettore ad alcune prostitute, e si scoprì che fosse omosessuale ed avesse un amante.
L'uomo aveva intrattenuto una breve relazione con una donna del posto, ma fù scoperta dal marito che aveva giurato di uccidere Edward per vendetta, ma interrogato dalla polizia riuscì a discolparsi.
Molti avevano un buon motivo per far fuori Andrassy, ma nessuno di questi fù arrestato dalla polizia per mancanza di prove, mentre in città il killer continuava ad uccidere altre persone ed i mass media pubblicarono il caso come "Il macellaio pazzo di Kingsbury Run".
OMICIDIO DI FLORENCE GENEVIEVE POLILLO
La prostituta Flo Polillo
Nei primi mesi di gennaio del 1936 a East Twentieth Street, vicino Kingsbury Run, l'abbaiare insistente di un cane incatenato, spinse una donna ad avvicinarsi mentre l'animale guaiva in direzione di alcuni cesti appoggiati al muro di una fabbrica.
Scostandoli la donna rimase inorridita da ciò che vide, ovvero un braccio umano destro ed un torso nudo di donna senza testa.
Le impronte permisero di risalire ad una donna di quarantuno anni, Florence Polillo, conosciuta nell'ambiente della prostituzione come "Flo", una donna piccola e grassottella.
Le indagini non portarono a nulla, fin quando qualche settimana dopo furono rinvenuti il braccio sinistro e l'estremità delle gambe in un terreno abbandonato, ma della testa nessuna traccia, indirizzando gli investigatori a cercare uno psicopatico ossessionato dal dissezionare corpi umani.
ELIOT NESS E GLI INTOCCABILI
Locandina del film Gli Intoccabili, ispirata dalla vera storia del commissario Eliot Ness
Del caso si occupò il commissario Eliot Ness, che godeva di un'ottima reputazione e fiducia in città, poichè con la sua squadra di "Intoccabili" a Chicago, che ispirò il famoso film "The Untouchables", aveva smantellato il racket del proibizionismo ed arrestato il famoso Al Capone.
Eliot Ness nel 1936
Ma Ness si rese conto fin dal principio che, dare la caccia ad un assassino che colpisce a caso e senza lasciare impronte digitali sulla scena del crimine, è ben più difficile di arrestare e sgominare una banda di criminali.
OMICIDIO DI JOHN DOE II
Calco di John Doe II
Il 22 giugno del 1936 la polizia rinvenne, sotto un cavalcavia di Kingsbury Run, la testa mozzata di un giovane uomo di ventiquattro anni avvolta all'interno di un paio di pantaloni e, poco più in là, il resto del corpo che presentava parecchi tatuaggi.
Ma dallo studio delle impronte digitali non fù rinvenuta la sua identità, ma si scoprì che era stato trucidato sotto il cavalcavia e fù rinominato John Doe II.
OMICIDIO DI JOHN DOE III
Alcune settimane dopo un escursionista scopre, in fondo ad un crepaccio, un corpo decapitato in avanzato stato di decomposizione con la testa mozzata vicina, facendo capire ai detective che l'omicidio era stato consumato tempo prima del rinvenimento del ventiquattrenne, e detto John Doe III.
OMICIDIO DI JOHN DOE IV
Pochi giorni dopo, lungo la Kingsbury Run, fù trovato un corpo segato in due ed evirato, appartente ad un barbone del posto, John Doe IV, identificato grazie ad un cappello rinvenuto sulla scena del crimine e riconosciuto da una donna, nonchè dalla vicinanza al luogo di un rifugio per disadattati.
OMICIDIO DI NEW CASTLE
Il 1 luglio del 1936, in alcuni vagoni merci nella stazione di New Castle, nella contea di Lawrence, ed in quella della vicina McKees Rocks, nella contea di Allegheny, entrambe in Pennsylvania, furono rinvenuti dei corpi decapitati, con lesioni e modalità simili a quelle utilizzate dal macellaio di Cleveland.
Il detective Peter Merylo
Il detective Peter Merylo, che affiancava il commissario Eliot Ness nelle indagini, giunse alla convinzione che le due città, New Castle e Cleveland, fossero collegate dalla stessa linea ferroviaria, la Baltimora-Ohio Railroad, e che l'assassino utilizzasse la ferrovia per spostarsi e commettere gli omicidi.
OMICIDIO DEL LAGO ERIE - JANE DOE
Per un pò di tempo l'assassino scomparve, convincendo gli abitanti di Cleveland che la storia del macellaio pazzo fosse definitivamente chiusa.
Ma nel febbraio del 1937, sulle rive del lago Erie, dove era avvenuto l'omicidio della signora del lago, venne ritrovato il corpo di una giovane donna, che era stato smembrato come le vittime precedenti e di cui non si riuscì a risalire all'identità, dandole il nome di Jane Doe I.
OMICIDIO DI ROSE WALLACE O JANE DOE II
Il calco di Jane Doe II
Il 6 giugno del 1937 presso il ponte di Lorain-Carnegie di Cleveland, fù ritrovato lo scheletro di una donna, dalle cui protesi dentali si riuscì a risalire all'identità di una donna scomparsa dieci mesi prima ed identificata dal figlio.
Ma ad oggi non si è certi che fosse davvero Rose Wallace ed il caso viene identificato come Jane Doe II.
OMICIDIO DI JOHN DOE V
Il 6 luglio del 1937, presso il fiume Cuyanoga di Cleveland, fù ritrovato il corpo di un uomo decapitato a cui era stato strappato il cuore, chiamato John Doe V.
Molti testimoni affermarono di aver visto due uomini su una barca solcare il fiume, presumibilmente l'assassino e la sua vittima, ma le successive indagini non portarono ad alcun risultato.
OMICIDIO DI JANE DOE III
Mappa degli omicidi del macellaio di Cleveland
Nello stesso fiume, l'8 aprile del 1938, venne ripescata la parte inferiore di una gamba umana e dopo qualche settimana, dei sommozzatori rinvengono delle valigie sul fondo del fiume, dentro le quali erano stati riposti i resti di una donna di venticinque anni mai identificata e chiamata Jane Doe III.
OMICIDIO DI JANE DONE IV
Nell'agosto del 1938, presso una discarica vicino al lago Erie, venne ritrovato il busto maciullato e senza testa di una donna.
Vicino al corpo venne ritrovata una vecchia coperta, che conteneva i resti del corpo della donna che verrà identificata come Jane Doe IV.
LE INDAGINI DI ELIOT NESS SUL MACELLAIO DI CLEVELAND
Resti umani trovati sulla scena dell'omicidio del macellaio di Cleveland
Il commissario Ness, assieme ai detective Merylo e Zalewski, decise di rastrellare tutta la zona di Kingsbury Run, alla ricerca dell'assassino senza trovarlo, ma questa operazione aveva fermato momentaneamente gli omicidi.
Le indagini ripartirono dal ritrovamento di una foto, sulla scena del delitto di Edward Andrassy avvenuta tempo addietro, il quale era ritratto disteso su un letto in una camera.
L'immagine fù pubblicata su tutti i quotidiani, invitando la popolazione a collaborare con le forze dell'ordine, cosa che avvenne qualche giorno dopo, quando presso la stazione di polizia si presentò un ladro conosciuto in città.
Questi affermò di aver riconosciuto la stanza come quella appartenente ad un omosessuale di mezza età, che viveva assieme alle due sorelle, e l'uomo fù arrestato e sospettato di essere il macellaio.
In casa sua vennero riscontrate tracce di sangue sui pavimenti, riconducibili alle sue continue emorragie nasali, ed un grosso coltello nascosto in un baule, che però non presentava tracce di sangue.
Oltre questo, molte persone del luogo, interrogate dalla polizia, escludevano che l'uomo potesse essere un assassino e per questo fù scarcerato.
ARRESTO DI FRANK DOLEZAL
Ness, con la collaborazione dei suoi agenti, scoprì che, le vittime Rose Wallace e Flo Polillo, frequentavano lo stesso bar di Andrassy, in cui appurarono l'esistenza di un certo Frank Dolezal, un incallito beone, che aveva convissuto per un periodo con la prostituta Polillo.
Frank Dolezal
Per gli investigatori era forse la pista giusta da seguire, così lo arrestarono e perquisirono la sua casa da cima a fondo, trovando tracce di sangue rinsecchito tra gli interstizi delle doghe di legno del pavimento e su alcuni coltelli e, durante l'interrogatorio, l'uomo confessò di aver ucciso la Polillo, cosa che ebbe molto eco sulla stampa che pubblicò degli articoli innegiando alla cattura del "Macellaio".
Purtroppo, però, le prove contro Dolezal non ressero, in quanto il sangue trovato in casa sua era in realtà un'altra sostanza diversa e la sua confessione risultò essere piena di incongruenze ed omissioni, cosa che suggerì agli investigatori che Dolezal non potesse essere il killer.
Qualche mese dopo, Eliot scoprì che i suoi uomini avevano estorto con violenza la confessione di Dolezal, in quanto sul suo corpo furono trovate ecchimosi ed alcune costole rotte, quando fù ritrovato impiccato all'inferriata della sua cella, nell'agosto del 1939 e si convinse ancor più che fosse innocente.
OMICIDI DI PITTSBURGH E L'ARRESTO DEL POLLO
Dopo la morte di Dolezal non vi furono più omicidi a Cleveland, ma nel 1940 a Pittsburgh furono trovati tre corpi decapitati dentro alcuni garage abbandonati.
Ness, assieme ad alcuni suoi più fidati collaboratori, si occupò del caso senza però ottenere alcun indizio sull'accaduto, finchè alcune prove portarono a fermare un uomo detto il "Pollo", che frequentava le prostitute della città.
Il soprannome gli fù dato per il fatto che raggiungesse l'orgasmo, soltanto quando assisteva alla decapitazione di una gallina.
Infatti, quando si recava al bordello, portava con sè alcune galline ed un coltello, in maniera che la prostituta decapitasse l'animale, mentre l'uomo si masturbava fino a raggiungere l'orgasmo e, se ciò non accadeva, allora la donna doveva passargli sul collo la lama insanguinata del coltello per farlo godere.
Arrestato dagli uomini di Eliot, risultò essere un camionista, che provava eccitazione sia nell'avere rapporti con le galline che nel decapitarle ma, quando gli furono mostrate le foto delle vittime massacrate dal macellaio, l'uomo svenne e gli investigatori si resero conto che fosse soltanto un maniaco sessuale e non il killer che stavano cercando.
IL DECLINO DI ELIOT NESS
Il Giornalista Oscar Fraley che aiutò Eliot Ness a scrivere il libro "The Untouchables"
Dopo quest'ultimo buco nell'acqua, Ness visse gli ultimi anni di vita in completa miseria e nel 1941, a seguito di un incidente mortale, causato da un pirata della strada, era stato costretto a rassegnare le dimissioni come responsabile della sicurezza cittadina.
Nel 1947 si candidò a Sindaco della città, ma fù sconfitto alle elezioni ed uscì di senno, come ebbero a testimoniare alcuni colleghi che lo conoscevano bene.
Per sopravvivere improvvisò degli umili lavori, finchè nel 1953 fù coinvolto nel caso di una cartiera in bancarotta.
Qui, conobbe il giornalista Oscar Fraley, al quale raccontò la sua storia di poliziotto e di come avesse sgominato Al Capone e le bande criminali al tempo del proibizionismo, aggiungendo anche che era riuscito a scoprire l'identità del macellaio di Cleveland e di averlo allontanato dalla città.
ARRESTO DI GAYLORD SUNDHEIM E LA MORTE DI NESS
Ness ed i suoi uomini, in tutti questi anni di indagini, arrivarono alla conclusione che il killer fosse un uomo che aveva a disposizione una casa, dove sezionava con calma e cura i suoi corpi, un'auto con la quale trasportare i cadaveri e, vista la precisione con cui sezionava le sue vittime, che potesse essere o un chirurgo od un macellaio.
Inoltre, visto che sulla scena del crimine erano state rinvenute delle impronte di scarpa numero quarantaquattro e che molte vittime fossero di corporatura massiccia, il killer doveva essere anche lui una persona di grande corporatura.
Un identikit preciso che portò Ness ed i suoi tre agenti più fidati, Virginia Allen, Barney Davis e Jim Manskied, ad interrogare Gaylor Sundheim, un uomo dal fisico notevole che proveniva da una famiglia benestante ed aveva seguito gli studi di medicina.
Nonostante le accuse mosse dagli inquirenti, Gaylor non ammise nè negò e fù, quindi, sottoposto alla macchina della verità, ma non ne venne fuori nulla.
Allora Ness lo incolpò dei delitti del macellaio e l'uomo, con una calma smisurata, rispose: "Provatelo" e si fece rinchiudere volontariamente in un manicomio, per rendersi inattaccabile dalle accuse, in quanto avrebbe invocato l'infermità mentale se Ness avesse proseguito con le accuse.
Nel 1957 Ness ed il giornalista Fraley, pubblicarono il libro "The Untouchables" che ebbe un successo straordinario e da cui fù fatto un film, ma Ness non riuscì a vederlo perchè morì di infarto il 16 maggio di quell'anno.
Ad oggi l'identità del macellaio non è mai stata confermata e non è mai stato incriminato alcuno di questi delitti, che sono rimasti a tutt'oggi impuniti.
NICOLE LA TURISTA CHE TRAFUGATO I REPERTI E SI E' AMMALATA DI CANCRO
Sembra una storia uscita dalla penna di Stephen King o una semplice superstizione, messa in giro per far desistere i turisti dal rubare i reperti del Parco Archeologico di Pompei.
Invece un fondo di verità esiste e lo conferma lo stesso Parco Archeologico che in questi anni ha ricevuto pacchi con dentro reperti e manufatti trafugati negli scavi ed accompagnati da lettere di pentimento per il gesto compiuto e la conferma di essersi ammalati dopo questo evento.
Lettera di Nicole e restituzione reperti di Pompei
Nicole, una turista straniera in visita in Italia, portò con sé due tessere di mosaico, qualche coccio di ceramica e pezzetti di anfore.
Dopo 15 anni, la stessa si è ammalata di 2 tumori e problemi finanziari e per questo, convinta dell'esistenza e del legame con la maledizione di Pompei, ha deciso di restituire i reperti chiedendo perdono, soprattutto per le anime dei pompeani morti sotto la coltre di cenere espulsa dal Vesuvio nel 79 d.C..
Reperti trafugati dai turisti e restituiti al Parco Archeologico di Pompei
La lettera pervenuta al Parco di Pompei cita: “Ora ho 36 anni e ho avuto il cancro al seno due volte, l’ultima volta finito in una doppia mastectomia. Io e la mia famiglia abbiamo avuto anche dei problemi finanziari. Siamo brave persone e non voglio che questa maledizione si trasmetta alla mia famiglia o ai miei figli. Per questo perdonatemi per il gesto fatto anni fa, ho imparato la lezione e chiedo perdono agli Dei. Voglio solo scrollarmi di dosso la maledizione ricaduta su di me e la mia famiglia”.
DUE TURISTI CANADESI PENTITI RESTITUISCONO I REPERTI DI POMPEI
Lettera con reperto trafugato a Pompei
Un'altro pacco, inviato al direttore del Parco Gabriel Zuchtriegel nel 2005, da parte di una coppia canadese, contenente altri reperti trafugati dai due, cita la famosa maledizione che ha colpito i due, facendoli ammalare di tumore e chiedendo scusa per aver trafugato nel sito: "Siamo dispiaciuti e per piacere perdonateci per aver fatto questa scelta terribile! Possano le loro anime riposare in pace".
POMPEI DECINE DI REPERTI RUBATI RESTITUITI DAI TURISTI PENTITI
Lettera di scuse al direttore del Parco Archeologico di Pompei
“Ho paura della maledizione", così esordiscono le molteplici lettere che accompagnano i pacchi destinati al Parco Archeologico di Pompei, contenenti moasici, anfore, statuette, cocci e monete antiche, trafugati da turisti che sono stati in visita nella città campana e che adesso, a distanza di tempo, sentono di dover mandare indietro perchè colpiti da tumore, cancro, problemi finanziari e altre malattie debilitanti.
Altra lettera accompagnata da reperti trafugati
Forse un fondo di verità sulla maledizione c'è, poichè già gli antichi, a seguito dell'eruzione del Vesuvio, lo imputavano ad una manifestazione della collera divina per lo stile di vita che avevano gli abitanti di Pompei a quei tempi, tra lusso, dissolutezza e peccato.
Una città maledetta dagli Dei che trasforma una leggenda in superstizione e fa credere alle persone che, si sono ammalate per loro sfortuna, a correlare il tutto al furto e al mancato rispetto, per questo, dei morti sepolti dal Vesuvio.
Voi che ne pensate a tal proposito? Lasciate un commento.
Uomo
affetto da ipertricosi, una malattia che provoca la crescita dei peli
in tutto il corpo, che veniva confusa con la licantropia.
La maggior parte dei casi di Licantropia si registrò, in Europa, a cavallo tra il XVI ed XVII secolo.
Per questi nostri antenati, che vivevano sparsi in villaggi in mezzo a
foreste folte ed in situazioni di isolamento, il lupo rappresentava una
fonte di terrore sempre presente, un animale forte ed astuto ma anche
feroce ed assetato di sangue.
Tra il 1520 ed il 1630, solo in Francia vennero registrati 30.000 casi
di licantropia, ma il più famoso resta quello del pastore Pierre Bourgot di Poligny, che fu processato nel 1521.
Confessò che 19 anni prima, durante un temporale stava cercando alcune
pecore del suo gregge quando, era stato avvicinato da 3 cavalieri neri
che gli chiesero cosa lo stesse angustiando.
Bourgot spiegò loro la perdita delle pecore ed uno dei cavalieri gli rispose: "Abbi coraggio, se avrai fede il mio Signore proteggerà le pecore smarrite".
Bourgot ritrovò il suo gregge, qualche giorno dopo, ed i 3 cavalieri
neri ricomparvero e chiesero al pastore di diventare servo del Diavolo,
in cambio di protezione di ricchezza, e Bourgot a tal proposito disse
alla corte: "Caddi in ginocchio e giurai fede a Satana".
Incisione
del XVIII secolo raffigurante un feroce attacco di un lupo mannaro ad
una donna con al collo una croce, che non vale a salvarla dal suo
destino.
Il pastore, assumendo le sembianze di un lupo ed accompagnato molte volte da un altro lupo mannaro di nome Michel Verdung, perpretò innumerevoli assassinii su giovani donne, tra cui una a cui ruppe il collo con i denti lacerandole la gola.
Attacco del lupo mannaro Michel Verdung ad un viandante.
Un viaggiatore attaccò e lo ferì il lupo che si ritirò nella
foresta, lasciando una scia di sangue che permise al viandante di
seguirlo fino ad una capanna, dove trovò Verdung, ridiventato uomo, che
si faceva medicare dalla moglie.
La corte, che esaminò il caso, apprese che Pierre Bourgot si trasformava
in lupo togliendosi i vestiti e strofinandosi con un unguento speciale
donatogli dal Diavolo, mentre Verdung aveva il potere di trasformarsi in lupo a suo piacimento.
I due uomini furono condannati a morte insieme ad un altro lupo mannaro, meno celebre.
Un simile episodio avvenne in Francia nel 1573, quando in un villaggio
vicino Dole, una creatura mostruosa aveva ucciso e divorato molti
bambini.
Alcuni testimoni dell'epoca sorpresero un enorme lupo che dilaniava un
bambino e furono colpiti dalla somiglianza della bestia con un certo Gilles Garnier.
Questi, arrestato e processato, confessò che la fame e la povertà, lo
avevano spinto a fare un patto con uno spirito maligno, incontrato per
caso su un sentiero della foresta.
Lo spirito gli aveva dato un unguento, da spalmare sul corpo, capace di
trasformarlo in un lupo per potersi cibare e lo stesso, fu condannato al
rogo ed arso vivo.
Nel 1589 a Bedburg, in Germania, Peter Stubbe o Peter Stump,
descritto all'epoca come uno stregone assai malvagio, nelle sembianze
di un lupo commise, per 25 anni, molti delitti divorando uomini, donne e
bambini e nel 1589, fu condannato a morte e 4.000 persone si radunarono
per assistervi.
Incisione dell'epoca sul serial killer Peter Stubbe.
Nel corso di una battuta di caccia con una muta di cani, organizzata
dalla cittadinanza, era stato scovato Stubb, che annaspando a quattro
zampe, cercò di mordere e ringhiare come una bestia feroce con forza
disumana, finchè non fu sopraffatto dagli abitanti.
In seguito, durante il processo svoltosi a Colonia, raccontò di aver
fatto un patto con il Diavolo, il quale gli regalò una pelle di lupo,
con la promessa di proteggerlo mentre si cibava di uomini, donne e
bambini.
Nel 1603 a Bordeaux, in Francia, Jean Grenier, un giovane senza fissa dimora, fu processato come lupo mannaro.
Nella sua confessione ammise di aver incontrato, per caso, un cavaliere alto e tenebroso, da lui chiamato Signore della Foresta, il quale gli giurò di servirlo dandogli la possibilità di cambiare aspetto, grazie ad un unguento magico ed una pelle di lupo.
Per anni Grenier si cibò di carne di giovani fanciulle e fu condannato
ad essere rinchiuso in un monastero, dove continuò a camminare carponi
con la convinzione che fosse davvero un lupo.
In tempi più recenti, ovvero in una calda notte del 1949 a Roma, la
polizia venne chiamata per indagare su un lupo mannaro visto in un
giardino.
La pattuglia scoprì un giovane ricoperto di fango, che ululava e
graffiava il terreno, con lunghissime unghie appuntite ed affilate.
Ricoverato in ospedale, l'uomo disse di aver perso i sensi, nel momento
in cui si era alzata la luna piena e di essersi ritrovato, al suo
risveglio, in strada spinto da una forza sconosciuta.
John Godwin, su queste storie di licantropia, disse: "Gli
individui attratti e tormentati da desideri impellenti, che
riconoscevano come bestiali, potevano desiderare di sfuggire alla forma
umana che impediva la loro soddisfazione. Diventando bestie, potevano
infrangere i divieti e le paure e, gratificare senza provare alcun senso
di colpa o di paura, tutte le brame distorte che ardevano nelle loro
menti, perchè i tabù umani non si applicano agli animali".
Le leggende dicono che, il lupo mannaro, era veloce anche se trascinava
le zampe nel correre e, l'unico modo per ucciderlo, era utilizzando
dell'argento su punte di freccia o pallottole.
Ritratto di Beatrice Cenci del pittore Guido Reni presso Palazzo Barberini.
Beatrice Cenci, nacque a Roma il 6 febbraio del 1577, dal conte Francesco Cenci e la moglie Ersilia Santacroce.
Il padre era un uomo violento e ed aveva una condotta immorale e, nel 1584 alla morte della Santacroce, Beatrice assieme alla sorella Antonina, furono mandate nel Monastero di Santa Croce a Montecitorio, fino all'età di 15 anni.
Monastero di Santa Croce a Montecitorio.
Nel 1592 fece ritorno a casa, dove trovò un ambiente ostile a causa della violenza del padre che riversava sulla giovane.
ESILIO DI BEATRICE CENCI A PETRELLA SALTO
Rocca di Petrella Salto.
Nel 1593 Francesco sposò Lucrezia Petroni, ma oberato dai debiti fu incarcerato e processato al versamento di ingenti somme, mentre Beatrice fu segregata nella Rocca di Petrella Salto.
Lucrezia Petrella seconda moglie di Francesco Cenci.
La ragazza inizialmente chiese aiuto ai fratelli e familiari, mandando loro delle lettere da cui non ebbe risposta, ed una volta una di queste arrivò per sbaglio al padre Francesco, il quale la percosse brutalmente.
Nel 1597 anche il padre si ritirò alla Rocca, per sfuggire ai creditori e perchè malato di rogna e gotta, portando con se gli altri due figli Bernardo e Paolo.
OMICIDIO DI FRANCESCO CENCI
Il conte Francesco Cenci, drogato nella sua camera da letto, viene assassinato da Olimpio Calvetti e Marzio da Fiorani;Beatrice sta guardando la scena mentre la sua matrigna sorveglia la porta.
Beatrice subì violenze sessuali da parte del padre ed, in questo contesto, maturò la sua idea di uccidere il padre, in quanto esasperata e stanca di ciò che gli accadeva giornalmente.
Assieme alla madre Lucrezia, i fratelli Bernardo e Paolo, il maniscalco Marzio da Fiorani ed il castellano Olimpio Calvetti, cercò di avvelenarlo senza riuscirci.
Riprovarono una seconda volta, ingaggiando dei briganti, i quali gli tesero senza successo un'imboscata.
Si tentò allora per un'ultima volta di portare a termine il progetto dell'uccisione, quando gli fu somministrato tramite bevanda, l'oppio che lo stordì e lo fece addormentare.
E proprio durante il sonno Marzio gli spezzò le gambe con un mattarello, mentre Olimpio conficcò dei chiodi con un martello nel cranio e nella gola.
Per depistare eventuali indagini, il corpo fu inizialmente posto su delle assi decomposte, al fine di simulare un incidente, ma il corpo era troppo grande per entrarci e fu deciso quindi di gettarlo dal parapetto della Rocca.
Palazzo Cenci a Roma.
Infatti, il 9 settembre del 1598 il corpo di Francesco fu trovato nell'orto sottostante e nel frattempo i familiari si erano trasferiti a Roma, presso Palazzo Cenci.
PROCESSO DI BEATRICE CENCI
Beatrice Cenci in prigione. Quadro di Achille Leonardi, secolo XIX.
Su richiesta del duca Marzio Colonna e del viceré Don Enrico di Gusman, il corpo fu esaminato da un medico ed alcuni chirurghi, i quali esclusero la caduta poichè era palese che le ferite riportate fossero da condurre ad un omicidio.
Duca Marzio Colonna.
A quel punto i sospetti ricaddero sugli autori i quali vennero imprigionati e della vicenda fu informato anche il Pontefice Clemente VIII, il quale si interessò personalmente alla vicenda.
Don Enrico di Gusman.
Olimpio Calvetti fu torturato fino alla sua completa ammissione del complotto, riuscì a fuggire ma fu ucciso in seguito da monsignor Mario Guerra, mentre Fiorani, anche lui torturato, confessò ma, nel confronto diretto con Beatrice, ritrattò ed in seguito morì per le ferite subite durante la sua confessione.
Papa Clemente VIII.
Giacomo e Bernardo confessarono subito, mentre Beatrice continuò ad indicare in Olimpio, l'unico esecutore materiale del delitto.
Il giudice Ulisse Moscato, acquisite le prove, avviò il processo, per il quale l'avvocato Prospero Farinacci, prese la difesa di Beatrice, durante il dibattimento.
L'avvocato Prospero Farinacci, difensore di Beatrice.
Quest'ultimo cercò di alleggerire i capi di accusa, che pendevano sulla testa degli accusati, sostenendo che la giovane era stata ripetutamente violentata dal padre, ma il giudice decise di condannare gli imputati.
ESECUZIONE DI BEATRICE CENCI A CASTEL SANT'ANGELO
Il corpo morto di Beatrice Cenci dopo l'esecuzione.
L'11 settembre del 1599, Giacomo fu condannato allo squartamento e fu colpito alla testa e le sue membra furono esposte al pubblico per un giorno appese ai quattro angoli del patibolo, Bernardo invece fu condannato alla pena del Remi Perpetui, ovvero avrebbe dovuto remare sulle navi pontificie a vita, e legato ad una sedia ad assistere all'esecuzione dei suoi familiari.
Lucrezia, che assistette ai precedenti drammi, svenne e fu decapitata da una spada, mentre Beatrice fu condannata alla decapitazione a Castel Sant'Angelo, eseguita dal famoso boia del tempo, Mastro Titta detto Er Boja, su un patibolo allestito al momento in quel luogo.
Mastro Titta regge la testa decapitata di Beatrice Cenci.
Tra il pubblico erano presenti il Caravaggio, il pittore Orazio Gentileschi assieme alla figlia Artemisia, e durante l'esecuzione a causa dell'afosa giornata e della calca generatasi, molta gente morì asfissiata o annegata nel Tevere e tra questi, anche Ubaldo Ubaldini, che fu in seguito celebrato da Stendhal nelle sue Cronache Italiane.
Il celebre pittore Caravaggio era tra il pubblico presente all'esecuzione di Beatrice Cenci.
Orazio Gentileschi.
Artemisia Gentileschi.
Dell'esecuzione esistono alcuni testi pervenuti a noi, tra cui:"Vennero frattanto altre soldatesche dal lato di Castel S. Angiolo, ed aumentata la forza armata intorno al patibolo, si proseguì il corso della giustizia, quando si vide un poco calmato il tumulto della folla. Beatrice genuflessa nella cappella era talmente assorta nella sua preghiera che non fece attenzione al rumore ed alle grida; soltanto si riscosse quando lo stendardo entrò nella cappella per precederla al supplizio. Si alzò, e con la vivacità di una sorpresa domandò: — La mia signora madre è veramente morta? — Le fu risposto affermativamente, ed ella gettatasi ai piedi del Crocifisso pregò con fervore per l'anima di lei. Poi parlò ad alta voce e lunga pezza col Crocifisso dicendo cose troppo non connesse, e finì con esclamare: — Signore tu mi chiami ed io di buona voglia ti seguo, perché so di meritare la tua misericordia. Si accostò al fratello, lo baciò in fronte, e con un sorriso d'amore gli disse: — Non ti accorare per me, saremo felici in cielo, poiché ti ho perdonato. Giacomo svenne. La sorella, volgendosi agli sgherri: - andiamo - disse, e franca si avanzava alla porta, ma il carnefice le si fece avanti con una corda, e pareva che temesse di avvolgere con essa quel corpo. Appena Lo stendardo uscì dalla cappella, e che la meschina accompagnata da due cappuccini arrivò al pié del palco, un subito silenzio fece credere deserto quel luogo per lo avanti sì rumoroso. Tutti volevano sentire se articolava qualche parola, e con gli occhi a lei rivolti, e con bocche aperte pareva che pendesse dalle di lei labbra la loro esistenza. Beatrice al pie' del palco, baciò il Crocifisso, fu benedetta dal frate; e lasciate le pianelle, salita destramente la scala, lentissima arrivò al fatale ceppo, niuno si avvide della pronta mossa che gli fece scavalcare la panca che aveva cagionato tanto ribrezzo alla Petroni; si collocò perfettamente da se inibendo con uno sguardo fiero al carnefice di toccarla per levarle il velo dal collo, che da se stessa gettò sul tavolato. Ad alta voce invocava Gesù e Maria attendendo il colpo fatale, passò però in questa orribile situazione alcuni istanti, perché il carnefice intimorito si trovò impacciato a vibrarle la mannaia. Un grido universale lo imprecava, ma frattanto il capo della vergine fu mostrato staccato dal busto, ed il corpo s'agitò con violenza. Il misero Bernardo Cenci costretto ad esser testimone del supplizio di sua sorella cadde svenuto, e per lunga mezz'ora non poté essere richiamato ai sensi. La testa di Beatrice fu involta in un velo come quella della matrigna, e posta in lato del palco; il corpo nel calarlo cadde in terra con gran colpo, perché si sciolse dalla corda".
APPARIZIONE DELLO SPETTRO DI BEATRICE CENCI
Lapide Beatrice Cenci a Castel Sant'Angelo.
Tra la notte del 10 e l'11 settembre di ogni anno, sul ponte che conduce a Castel San'Angelo, si dice appaia lo spettro di Beatrice, proprio nello stesso punto in cui fu decapitata.
Castel San'Angelo luogo dell'esecuzione di Beatrice Cenci e dove ancora oggi appare il suo spettro.
Molti testimoni dell'evento affermano di aver visto il fantasma di Beatrice che reggeva in mano la sua testa mozzata.